Abitare il corpo in profondità: ritrovare se stessi attraverso l'esperienza somatica
Viviamo continuamente attraverso il nostro corpo. Ma quanto tempo trascorriamo davvero ad ascoltarlo?
La nostra attenzione è spesso rivolta all'esterno. Agli impegni da portare a termine, alle persone di cui prenderci cura, alle cose che dobbiamo fare, a ciò che è accaduto o a quello che ci aspetta.
Anche quando ci fermiamo, non sempre riusciamo a sentire davvero il nostro corpo.
Eppure il corpo è sempre con noi. Respira, si muove, percepisce, si adatta, ci sostiene. È il luogo attraverso cui facciamo esperienza della vita.
Abitare il corpo in profondità significa tornare a sentire ciò che accade dentro di noi.
Non soltanto conoscere il corpo, allenarlo o imparare a muoverlo meglio, ma sviluppare una relazione più intima con le nostre sensazioni, con il movimento e con la possibilità di essere presenti a noi stessi.
È da questa intenzione che nasce Abitare il corpo in profondità, un seminario esperienziale che intreccia Somatics, ATB e pratiche di consapevolezza corporea.
Tornare dentro la propria pelle
C'è una differenza importante tra avere un corpo e sentirsi realmente presenti al suo interno.
Possiamo trascorrere intere giornate muovendoci, lavorando, incontrando persone, senza accorgerci del modo in cui respiriamo, delle tensioni che tratteniamo o di come distribuiamo il nostro peso.
Il corpo continua a fare il proprio lavoro, mentre la nostra attenzione è altrove.
Le pratiche somatiche ci invitano a invertire questa direzione.
Attraverso movimenti semplici, pause, ascolto e percezione, possiamo riportare l'attenzione verso l'interno.
Iniziamo a riconoscere sensazioni che prima rimanevano sullo sfondo, a distinguere tensioni e possibilità di movimento, a scoprire modalità diverse di stare nel corpo.
A volte bastano pochi minuti di esplorazione per accorgerci di qualcosa che non avevamo mai notato.
Non si tratta di raggiungere una posizione corretta o di eseguire perfettamente un esercizio.
Si tratta di imparare a sentire.
Ascoltare le ossa: il bambù come strumento di percezione
Una delle esperienze più particolari del seminario utilizza bastoni di bambù scelti per dimensioni e peso.
Attraverso percussioni ritmiche e attente, il bambù diventa uno strumento per esplorare la percezione della nostra struttura ossea.
Le vibrazioni e le sensazioni che emergono durante la pratica possono aiutarci a riconoscere più chiaramente la presenza dello scheletro, quella struttura solida che ci sostiene e che raramente portiamo al centro della nostra attenzione.
È un po' come utilizzare un radar interno.
Ogni percussione offre un'informazione sensoriale, un riferimento attraverso cui costruire una percezione più ricca e tridimensionale del corpo.
La pratica non richiede abilità particolari, ma presenza, attenzione e disponibilità all'ascolto.
È proprio attraverso questa semplicità che possiamo avvicinarci a una dimensione della percezione corporea spesso poco esplorata.
Il movimento somatico: scoprire ciò che il corpo può lasciare andare
Un'altra parte importante del seminario è dedicata al movimento somatico.
Movimenti piccoli, morbidi, lenti, apparentemente semplici.
Eppure, quando vengono accompagnati dall'attenzione, possono aprire possibilità sorprendenti.
Durante queste esplorazioni possiamo accorgerci di tensioni diventate abituali, di movimenti che compiamo automaticamente, di sforzi che continuiamo a mantenere anche quando non sono necessari.
Il corpo può imparare a riconoscere nuove possibilità.
Non attraverso la forza o la ripetizione meccanica, ma attraverso l'esperienza diretta.
Una caratteristica preziosa di queste pratiche è la possibilità di portarle nella vita quotidiana.
Piccoli movimenti che possiamo riprendere a casa, durante una pausa o nei momenti in cui sentiamo il bisogno di ritrovare maggiore agio.
Perché il senso dell'esplorazione somatica non è rimanere confinata alla sala di pratica, ma diventare una risorsa nella nostra giornata.
Respirazione spinale: quando possiamo semplicemente ricevere
Molte pratiche somatiche possono essere svolte autonomamente.
Ma che cosa cambia quando un'altra persona ci accompagna nel movimento?
Nella pratica chiamata respirazione spinale, chi riceve viene sostenuto attraverso movimenti delicati e ritmici.
Non è necessario produrre attivamente il movimento, controllarlo o anticiparlo.
Possiamo semplicemente lasciarci accompagnare.
Questo cambia la qualità dell'esperienza.
L'attenzione può rivolgersi completamente alle sensazioni, al movimento che attraversa il corpo e a ciò che accade quando non dobbiamo essere noi a fare.
Il sostegno di un'altra persona può creare le condizioni per lasciare andare gradualmente alcune tensioni e sperimentare una sensazione di rilassamento più profondo.
È anche un'esplorazione della fiducia, della relazione e della possibilità di ricevere.
A volte, per sentire di più, abbiamo bisogno di fare di meno.
Ritrovare il proprio centro, anche nel movimento
Come possiamo mantenere il contatto con noi stessi quando la vita diventa intensa?
Durante il seminario questa domanda viene esplorata anche attraverso un'attività giocosa che utilizza dei cuscini.
Si alternano momenti di movimento vivace, gioco e interazione a momenti di quiete, nei quali si cerca di ritrovare il proprio allineamento, per esempio mantenendo un cuscino in equilibrio sulla testa.
Il passaggio tra movimento e immobilità diventa un'occasione per osservare come cambia il nostro stato interno.
Possiamo accorgerci di quando perdiamo la centratura e sperimentare la possibilità di ritrovarla.
È una pratica che parla direttamente alla nostra quotidianità.
Perché il vero obiettivo non è riuscire a essere rilassati soltanto quando tutto è tranquillo, ma coltivare la capacità di tornare a noi stessi anche dopo un momento di intensa attivazione.
Il rilassamento come capacità da coltivare
Sappiamo quanto sia importante riposare.
Ma sappiamo davvero rilassarci?
Il rilassamento non coincide necessariamente con l'immobilità, né con il semplice interrompere un'attività.
Possiamo essere fermi e continuare a trattenere tensioni. Possiamo riposare senza riuscire a lasciare andare completamente lo sforzo.
Durante il seminario esploriamo il rilassamento come un'esperienza consapevole.
Attraverso l'ascolto del respiro, del battito cardiaco e delle sensazioni corporee, impariamo a riconoscere le condizioni che favoriscono uno stato di maggiore quiete.
L'intenzione è sviluppare una familiarità crescente con queste sensazioni, affinché possano diventare riferimenti a cui tornare anche nella vita quotidiana.
Non si tratta di obbligare il corpo a rilassarsi, ma di imparare a riconoscere ciò che può favorire il rilassamento.
Il fisico sottile: esplorare una percezione più sensibile
Dopo aver esplorato gli aspetti più materiali e concreti del corpo, il seminario apre uno spazio dedicato a quella che, nella prospettiva proposta, viene chiamata la dimensione del fisico sottile.
È un invito ad affinare ulteriormente la sensibilità e l'attenzione.
Attraverso attività dinamiche e momenti più lenti, esploriamo la percezione dello spazio interno, dello spazio circostante e della presenza degli altri.
In alcune esperienze, per esempio, le persone si muovono a occhi chiusi, osservando le sensazioni che emergono quando si avvicinano a un'altra persona, ancora prima del contatto.
La pratica diventa un'occasione per interrogarsi su quanto possiamo percepire quando rallentiamo, sospendiamo il predominio della vista e lasciamo spazio ad altre informazioni sensoriali.
Non è necessario arrivare a una conclusione.
È l'esplorazione stessa ad avere valore.
Portare il corpo nella vita quotidiana
Tutte queste esperienze sono attraversate da un filo comune.
Come cambia il nostro modo di vivere quando impariamo a sentire il corpo con maggiore presenza?
Quando riconosciamo le nostre tensioni, possiamo iniziare a esplorare come lasciarle andare.
Quando percepiamo più chiaramente il nostro sostegno, possiamo sperimentare una maggiore stabilità.
Quando impariamo a riconoscere ciò che favorisce il rilassamento, possiamo coltivare nuove risorse per affrontare le situazioni quotidiane.
Il seminario non vuole offrire soltanto esperienze significative durante i giorni di pratica.
L'intenzione è che qualcosa possa continuare anche dopo.
Una maggiore ricchezza percettiva, una familiarità più profonda con il proprio corpo, la possibilità di riconoscere il proprio stato interno e di ritrovare più facilmente la presenza.
Non come un risultato da raggiungere una volta per tutte, ma come una relazione da coltivare.
Abitare il corpo è un modo di tornare a sé
Forse una delle possibilità più preziose offerte dall'esplorazione somatica è scoprire che non dobbiamo sempre cercare qualcosa fuori di noi per ritrovare un senso di pienezza.
Possiamo iniziare da ciò che è sempre presente: il nostro corpo.
Dal suo peso, dal movimento, dal respiro, dalle sensazioni.
Da quella possibilità di fermarci e sentire che siamo qui.
Abitare il corpo significa anche concedersi il tempo di riposare da se stessi, in se stessi.
È un'esperienza semplice da descrivere, ma profondamente personale da vivere.
Ed è proprio questo lo spazio che desideriamo offrire attraverso il seminario Abitare il corpo in profondità.
Abitare il corpo in profondità | Seminario esperienziale
Un percorso di esplorazione attraverso Somatics, ATB, movimento, percezione e consapevolezza corporea.
Uno spazio dedicato a chi desidera approfondire la relazione con il proprio corpo e coltivare una presenza più ricca nella vita quotidiana.
Scopri il seminario Abitare il corpo in profondità e le informazioni per partecipare.
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