Da Catherine Dolto al Metodo Mamyoga: il corpo come luogo d'incontro, dalla gravidanza al post parto
Diventare madre non significa soltanto attraversare una trasformazione fisica. Durante la gravidanza cambia il corpo, ma cambia anche il mondo interiore della donna: cambiano le percezioni, le emozioni, le priorità, il modo di guardare se stessa e ciò che la circonda. E, mentre tutto questo accade, comincia a prendere forma una relazione nuova: quella con il proprio bambino.
Ma come si entra in relazione con un bambino che ancora non possiamo vedere o tenere tra le braccia? E quanto è importante, per chi sceglie una formazione per insegnanti di yoga in gravidanza, conoscere e saper accompagnare anche questa dimensione dell'esperienza materna?
Una prospettiva particolarmente interessante ci viene dal lavoro di Catherine Dolto, medico e psicoterapeuta francese, figura di riferimento nell'ambito dell'haptonomia perinatale. Il suo lavoro ci invita a guardare alla gravidanza non soltanto come al tempo in cui un bambino cresce nel corpo della madre, ma anche come al tempo in cui può cominciare a nascere una relazione.
Questa attenzione alla vita prenatale e alla relazione che si costruisce durante la gravidanza è anche uno dei temi che approfondiamo attraverso il contributo della psicologia prenatale e perinatale.
Ed è proprio questo uno dei principi che ispira il Metodo Mamyoga: lo yoga in gravidanza non è semplicemente una pratica fisica adattata al corpo di una donna incinta. Per questo, nella formazione yoga in gravidanza Mamyoga, accanto allo studio delle pratiche corporee diventa importante comprendere la donna nella complessità della sua transizione alla maternità e della relazione che sta costruendo con il proprio bambino.
Catherine Dolto e l'haptonomia: la relazione affettiva prima della nascita
L'haptonomia nasce dal lavoro di Frans Veldman e trova nell'ambito della maternità e della nascita un'importante interprete in Catherine Dolto. Al centro di questa prospettiva troviamo un'idea tanto semplice quanto profonda: il bambino prenatale viene considerato un essere sensibile, con il quale i genitori possono cominciare a costruire una relazione affettiva già durante la gravidanza.
Il contatto assume allora un significato particolare. Una mano appoggiata sul ventre non è soltanto una carezza: può diventare un gesto di presenza. La madre e il padre vengono accompagnati a rivolgersi al bambino attraverso il contatto, rendendosi disponibili all'ascolto delle sue manifestazioni e costruendo, nel tempo, una familiarità reciproca.
La differenza può sembrare sottile, ma è importante: non toccare per ottenere una risposta, ma toccare per essere presenti.
La gravidanza diventa così anche il tempo dei primi incontri. Prendersi cura di questo periodo significa prendersi cura della madre e del suo corpo, certamente, ma anche dello spazio relazionale che lentamente si sta formando intorno al bambino.
Ed è particolarmente interessante il posto che, in questa prospettiva, può assumere il padre o il partner. La madre vive inevitabilmente il bambino attraverso il proprio corpo: lo porta con sé continuamente e, con il procedere della gravidanza, ne percepisce sempre più chiaramente la presenza e i movimenti. Per il padre l'esperienza è diversa. Il contatto, la voce, le mani sul ventre, la vicinanza alla madre possono diventare un modo concreto per partecipare all'attesa e iniziare a costruire una propria relazione con il bambino.
L'attesa, allora, non appartiene soltanto alla donna. Può diventare uno spazio affettivo costruito dalla coppia.
Ed è proprio qui che il pensiero di Catherine Dolto entra in risonanza con alcuni dei principi che ispirano il Metodo Mamyoga.
Lo yoga in gravidanza: dal fare al sentire
Quando si parla di yoga in gravidanza si pensa spesso a una serie di posizioni adattate al corpo della donna incinta. Ma questa è soltanto una parte dell'esperienza e, per noi, è anche uno dei punti fondamentali da comprendere quando si intraprende una formazione per insegnare yoga in gravidanza.
Conoscere le asana adatte, le modificazioni corporee della gestazione e le attenzioni necessarie è indispensabile. Ma non è sufficiente per accompagnare una donna dentro un passaggio così importante della sua vita.
Nel Metodo Mamyoga, asana, pranayama, mudra, rilassamento e movimento consapevole vengono inseriti all'interno di un processo più ampio: accompagnare la donna nella transizione alla maternità.
Il corpo cambia, cambia il modo di percepirsi, si modificano emozioni e priorità e, contemporaneamente, comincia a prendere forma la relazione con un bambino che non è ancora tra le braccia della mamma, ma è già profondamente presente nella sua esperienza.
È proprio qui che una lezione di yoga in gravidanza può diventare uno spazio speciale.
Nella quotidianità l'attenzione della donna è continuamente richiamata verso l'esterno: il lavoro, gli impegni, la casa, le visite, le informazioni sulla gravidanza, le cose da organizzare e tutto ciò che sembra dover essere preparato prima della nascita. Anche durante la gravidanza possiamo rimanere immerse nel fare.
Durante una lezione di yoga, invece, qualcosa cambia. Si rallenta, si chiudono gli occhi, si ascolta il respiro. L'attenzione, prima rivolta verso fuori, comincia lentamente a muoversi verso l'interno, quasi sviluppando un particolare sguardo interiore.
La donna torna a percepire il proprio corpo dall'interno. Sente il respiro, il bacino, il ventre. Riconosce una tensione e sperimenta la possibilità di lasciarla andare. Percepisce un'emozione senza necessariamente doverla cambiare. E proprio dentro questo corpo che ascolta può incontrare anche la presenza del proprio bambino.
Attraverso il movimento lento e propriocettivo, il respiro, le mani appoggiate sul ventre, le pause di ascolto, la voce, alcune musiche e i mantra dedicati alla gravidanza, la pratica crea uno spazio che è contemporaneamente fisico ed emotivo.
Sciogliere una tensione significa fare spazio nel corpo, ma può significare anche ammorbidire qualcosa dentro di sé. Lasciare temporaneamente sullo sfondo ciò che dovrà accadere domani, le preoccupazioni, le aspettative e le liste delle cose da fare, per tornare all'esperienza del qui e ora.
E nel qui e ora della gravidanza ci sono due realtà straordinarie che stanno accadendo contemporaneamente: c'è una donna che si sta trasformando e c'è un bambino che sta crescendo dentro di lei.
Lo yoga può creare le condizioni perché la madre si accorga di entrambi.
Non è necessario che il bambino si muova o che risponda in qualche modo. La relazione non è una prestazione. La mamma non deve ottenere qualcosa dal proprio bambino. Quello che coltiviamo è piuttosto una disponibilità:
Io sono qui. Ti ascolto. Ti faccio spazio.
Ed è proprio in questo punto che il Metodo Mamyoga, pur rimanendo distinto dall'haptonomia, entra in risonanza con la prospettiva portata avanti da Catherine Dolto: il corpo può diventare un luogo attraverso il quale prendersi cura della relazione già durante la gravidanza.
Formare un'insegnante significa insegnarle ad abitare prima di tutto questa esperienza
Questo aspetto diventa particolarmente importante quando passiamo dalla pratica alla formazione degli insegnanti di yoga in gravidanza.
Un'insegnante non ha bisogno soltanto di sapere quali pratiche proporre. Ha bisogno di comprenderne il senso e, soprattutto, di farne esperienza nel proprio corpo.
Come possiamo accompagnare una donna verso il rallentamento se non abbiamo sperimentato noi stesse cosa significhi rallentare davvero? Come possiamo guidarla verso la propriocezione, l'ascolto, il respiro e la presenza se questi strumenti rimangono per noi soltanto concetti teorici?
Per questo nella formazione Mamyoga la pratica esperienziale assume un ruolo centrale. L'insegnante costruisce progressivamente una propria memoria somatica dell'ascolto, del movimento, della presenza e del contatto. Non per riprodurre la stessa esperienza nelle proprie allieve, perché ogni donna e ogni gravidanza sono differenti, ma per poter accompagnare da un luogo che sia stato prima conosciuto attraverso il proprio corpo.
È una delle differenze fondamentali tra conoscere una tecnica e saper accompagnare un'esperienza.
Quando entra il papà: coltivare insieme l'attesa
Questa esperienza non riguarda necessariamente soltanto la madre. Per questo all'interno del Metodo Mamyoga trovano spazio anche lo yoga in gravidanza in coppia e i percorsi di accompagnamento alla nascita con l'ostetrica dedicati ai futuri genitori.
Nella pratica in coppia il partner non è uno spettatore. Entra nell'esperienza attraverso il proprio corpo: può sostenere la donna in alcune posizioni, respirare insieme a lei, accompagnarne il movimento, utilizzare il contatto, portare le proprie mani sul ventre e rivolgere la propria presenza al bambino.
Si crea così qualcosa di molto semplice e, allo stesso tempo, prezioso: un tempo in cui la coppia può stare nell'attesa insieme.
Non deve organizzare nulla. Non deve comprare nulla. Non deve decidere nulla. Può semplicemente fermarsi, sentire e riconoscere che quel bambino sta già entrando nella loro storia.
Mamyoga e haptonomia sono percorsi differenti e non vanno sovrapposti. Ma condividono una sensibilità che per noi è fondamentale: la relazione familiare non comincia improvvisamente il giorno del parto. Può essere coltivata durante il tempo dell'attesa.
Dopo la nascita: la relazione cambia forma, ma continua
Poi il bambino nasce.
Quella presenza che per mesi è stata percepita attraverso il ventre materno ora può essere guardata negli occhi, toccata, ascoltata, tenuta tra le braccia. La relazione cambia profondamente forma, ma il filo non si interrompe.
Perché con la nascita non nasce soltanto un bambino. Continua a nascere anche una madre.
Il post parto è un periodo di enorme trasformazione corporea, emotiva e identitaria. La donna incontra il bambino reale, impara giorno dopo giorno a riconoscerne i segnali e i bisogni e, contemporaneamente, deve ritrovare se stessa dentro un corpo, dei ritmi e una quotidianità profondamente cambiati.
Nel percorso Mamyoga post parto non chiediamo alla donna semplicemente di “tornare come prima”. La accompagniamo piuttosto a ritrovare e abitare il corpo che ha adesso, rispettandone i tempi e le trasformazioni.
Lo sguardo diventa relazione. Il contatto diventa relazione. La voce diventa relazione. Il corpo della mamma, attraverso il movimento, può diventare ancora una volta strumento di incontro.
Nel post parto compare anche un'altra dimensione per noi fondamentale: il cerchio delle mamme. La maternità ha bisogno di intimità, ma non dovrebbe significare isolamento. Ritrovarsi con altre donne che stanno attraversando la stessa fase permette di condividere esperienze, fatiche, domande e scoperte.
Il gruppo non sostituisce la relazione tra la mamma e il suo bambino. La accoglie e la sostiene.
Perché anche una madre ha bisogno di essere sostenuta mentre impara, giorno dopo giorno, a sostenere.
Formazione yoga in gravidanza Mamyoga: formarsi per accompagnare la maternità
È questo il filo che attraversa i percorsi Mamyoga.
Nello yoga in gravidanza, la donna rallenta, ritorna al proprio corpo e crea uno spazio di ascolto nel quale può emergere anche la relazione con il bambino. Nello yoga in gravidanza in coppia, questo spazio si apre al partner. Nei percorsi di accompagnamento alla nascita la coppia viene accompagnata verso il parto con maggiore consapevolezza. Nel Mamyoga post parto, continuiamo a prenderci cura del corpo della donna e della relazione con il bambino all'interno di una comunità di altre madri.
Questa visione entra anche nel nostro modo di intendere la formazione yoga in gravidanza.
Formare un'insegnante non significa soltanto consegnarle una sequenza di asana adatte ai diversi trimestri. Significa aiutarla a comprendere che davanti a lei non c'è semplicemente un corpo al quale adattare una pratica: c'è una donna che sta attraversando una profonda transizione fisica, emotiva e relazionale.
Per questo la formazione Mamyoga integra pratica dello yoga, conoscenza della gravidanza, ascolto corporeo, preparazione alla nascita, relazione prenatale e comprensione della transizione alla maternità.
Il lavoro di Catherine Dolto e la prospettiva dell'haptonomia rappresentano una delle cornici che possono aiutarci a comprendere la profondità della dimensione affettiva della vita prenatale. Lo yoga percorre una strada differente, con strumenti e radici proprie, ma può offrire alla donna qualcosa di estremamente prezioso: tempo, corpo, ascolto e presenza.
Ed è anche questo che desideriamo trasmettere a chi sceglie una formazione per insegnanti di yoga in gravidanza Mamyoga, nei nostri percorsi in presenza e online: non soltanto imparare a proporre yoga durante la gravidanza, ma acquisire strumenti, sensibilità ed esperienza per accompagnare una donna mentre sta diventando madre.
Se desideri conoscere il programma, le prossime date e le modalità di partecipazione, puoi approfondire qui la formazione insegnanti yoga in gravidanza Mamyoga.
Perché prepararsi alla maternità non significa soltanto prepararsi al parto.
Significa anche concedersi il tempo di rallentare abbastanza da accorgersi che, mentre un bambino sta crescendo dentro di noi, una relazione ha già cominciato a nascere.